Son tante le cose da dire, ma non c'è tempo né attenzione sufficiente a volersi piazzare di fronte al pc. O meglio, a voler mettere le dita sulla tastiera per comporre qualcosa che abbia vagamente un senso, per quanto sconnesso possa sembrare.
Son giorni di cover dei Beatles, di canzoni che ballano coreografie in testa; giorni in cui l'allergia alle fragole è diventata una tortura, seppure non siano nemmeno frutti di stagione; giorni in cui vorrei un campo dove sdraiarmi e guardare il cielo ascoltando la discografia completa dei Quattro come in un montaggio particolarmente riuscito.
Che ad ascoltare i suoni della campagna mi rompo i coglioni dopo mezzo minuto.
Tranne il vento. Quello potrei ascoltarlo giornate intere.
A volte anche noi sognatori e inguaribili ottimisti smusiamo sulla realtà come un gatto in scivolata libera contro il battiscopa: guardare il cielo è l'unico momento di pace prima della rimboccata di maniche per un esame, una lezione, una pulizia, un lavoro che piace e porta ritmi circadiani completamente sballati, assieme ai pochi soldi che non valgono la soddisfazione del contatto umano con il popolo del Macondo.
La realtà è rendersi conto di doversi privare dei piccoli sfizi che una volta arraffavi con grande leggerezza e adesso fanno venire i sensi di colpa, perchè i soldi hai iniziato a guadagnarteli e ti ci paghi le cosine della tua vita. Spese, qualche sparuta bolletta che piomba quando non hai tempo di andare a fare bancomat, un cinema, l'occorrente più che necessario per farsi bella... sei contenta che ricadano sul tuo conto, ma saluti i bei vecchi tempi in cui scialacquasti l'importo di un'assicurazione dopo l'incidente per rifarti un guardaroba nuovo e comprarti una caterva infinita di cianfrusaglie, oltre al computer che resiste stoicamente (e resisterà, mi auguro) e alle necessità impellenti al di fuori dei vestiti.
Con quelle spese ci campo ancora.
Allora ogni tanto alzo gli occhi agli scampoli di cielo che vedo tra i palazzi di Bologna e penso che un giorno, con la colonna sonora giusta in una macchina scassata, ripercorrerò certe strade. E ci sarà il sole, il verde, il giallo, l'azzurro, i sentieri da esplorare, l'aria pulita riempita di musica.
Ecco, questa è più o meno la felicità.